Dopo anni di paura, il surf in Indonesia mi ha fatto amare l’oceano.
È stato solo nell’estate successiva alla mia laurea che ho fatto il mio primo tuffo nel mare. In piedi con l’acqua fino alla vita al largo della costa orientale della Malesia, ho avuto un attimo di panico quando un amico ha riemerso e mi ha detto, con nonchalance, che i pesci mi sfioravano le gambe. La mia acquafobia non era solo psicologica; era radicata in una realtà fisica concreta: sono negativamente buoyant, il che significa che galleggiare è un’impresa impossibile, e l’unico modo per rimanere a galla è nuotare incessantemente e affaticarmi. Per questo ho sempre evitato il mare, osservando invece i miei amici divertirsi come lontre spensierate, dalle barche o dalle spiagge.
Riconciliarsi con il Mare
Volevo godermi il mare tanto quanto loro, ammirare la vita marina così misteriosa e affascinante, persino più dell’oscurità dello spazio. E desideravo provare il surf. L’idea di scivolare sulla cresta di un’onda mi appariva bella e liberatoria; dovevo solo superare la mia ansia per l’acqua. Ma questa avversione rifletteva un problema psicologico più ampio, una procrastinazione basata sulla paura che ha rallentato i miei progressi nella vita. Spesso evito compiti burocratici, preferendo pagare multe piuttosto che riempire moduli complessi. Nonostante sia una scrittrice professionista, la vista di una pagina bianca sullo schermo del computer mi fa desiderare di afferrare l’aspirapolvere.
