Dormire bene dopo i 50 anni: perché il sonno cambia e come ritrovare il riposo perduto

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna

Dormire bene dopo i 50 anni: perché il sonno cambia e come ritrovare il riposo perduto

Dopo i 50 anni dormire bene può diventare più difficile. Ci si può svegliare più volte durante la notte, addormentarsi con maggiore fatica oppure ritrovarsi sveglie molto presto al mattino senza riuscire a riprendere sonno. Non significa necessariamente che il corpo abbia bisogno di dormire meno: con l’età cambiano piuttosto la struttura e la qualità del sonno, mentre alcuni fattori tipici di questa fase della vita possono contribuire a renderlo più frammentato.

Per molte donne, inoltre, il periodo della menopausa può accompagnarsi a vampate e sudorazioni notturne, che interrompono il riposo e lasciano al mattino una sensazione di stanchezza. Anche stress, preoccupazioni, cambiamenti familiari e lavorativi possono influire sulla qualità delle notti.

Perché il sonno diventa più leggero con l’età

Con il passare degli anni il sonno tende naturalmente a diventare più leggero e possono aumentare i risvegli notturni. Cambia anche il ritmo circadiano: alcune persone iniziano ad avere sonno prima la sera e tendono a svegliarsi più presto al mattino.

A questo si possono aggiungere diversi elementi. Bere troppo nelle ore serali può aumentare la necessità di alzarsi durante la notte, mentre caffeina e alcol possono interferire con la qualità del riposo. Anche trascorrere molto tempo davanti a smartphone, tablet o televisione immediatamente prima di andare a letto può rendere più difficile rilassarsi.

Per le donne intorno alla menopausa, un ruolo importante può essere giocato dalle variazioni ormonali. Le vampate notturne possono interrompere il sonno più volte, creando un circolo vizioso fatto di risvegli, difficoltà a riaddormentarsi e stanchezza durante il giorno.

Le abitudini che aiutano a ritrovare un buon riposo

La prima strategia è cercare di mantenere orari abbastanza regolari, andando a letto e svegliandosi più o meno alla stessa ora anche nei giorni liberi. Una routine serale tranquilla può aiutare il cervello a riconoscere gradualmente il momento dedicato al riposo.

Anche l’ambiente della camera conta. Una temperatura non troppo elevata, poca luce e un ambiente silenzioso favoriscono il sonno. Nel caso delle vampate, può essere utile scegliere biancheria da letto e indumenti da notte leggeri e traspiranti.

L’attività fisica praticata con regolarità può contribuire a migliorare il riposo, soprattutto se inserita durante il giorno. Non è invece necessario trasformare la sera in un momento di prestazione: una passeggiata rilassante, qualche esercizio di respirazione o una lettura possono diventare piccoli rituali capaci di accompagnare verso il sonno.

Se i problemi persistono per settimane, le notti sono frequentemente interrotte o la stanchezza condiziona la vita quotidiana, è importante parlarne con il medico. L’insonnia persistente non dovrebbe essere considerata semplicemente una conseguenza inevitabile dell’età: può avere diverse cause e merita di essere valutata per individuare la strategia più adatta.

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