Il lato nascosto dei vestiti: quanta acqua e quante risorse servono per produrre una T-shirt
È leggera, costa poco e spesso finisce nel nostro armadio quasi senza che ce ne accorgiamo. Una semplice T-shirt di cotone sembra uno degli oggetti più innocui che utilizziamo ogni giorno. Eppure, prima di arrivare in un negozio, quella maglietta ha già consumato acqua, energia, materie prime e risorse naturali e ha attraversato una lunga filiera produttiva.
Il vero costo di una maglietta, insomma, non è soltanto quello indicato sull’etichetta. È anche quello ambientale. E conoscere cosa si nasconde dietro un capo apparentemente banale può aiutare a capire perché comprare meno e utilizzare più a lungo i vestiti sia una delle scelte più semplici per ridurre l’impatto del nostro guardaroba.
Dal campo di cotone alla maglietta: un viaggio lungo migliaia di chilometri
Per produrre una T-shirt di cotone bisogna partire dalla materia prima. Il cotone viene coltivato, raccolto, pulito e trasformato in fibra. La fibra viene poi filata, il filo viene lavorato fino a diventare tessuto, il tessuto viene tagliato e cucito e infine il capo viene spesso sottoposto a processi di tintura e finissaggio.
In molti casi la filiera coinvolge Paesi diversi: la materia prima può essere coltivata in una parte del mondo, filata in un’altra, trasformata in tessuto altrove e confezionata ancora in un altro Paese prima di raggiungere il consumatore.
Ogni passaggio richiede energia e risorse e comporta trasporti. Una maglietta che pesa poche centinaia di grammi può quindi avere alle spalle una catena produttiva estremamente complessa.
