Il lato nascosto dei vestiti: quanta acqua e quante risorse servono per produrre una T-shirt
Uno dei dati più sorprendenti riguarda l’acqua. Le stime cambiano molto a seconda del tipo di cotone, delle condizioni agricole, della provenienza e della metodologia utilizzata per calcolare l’impronta idrica. Per questo non esiste una quantità universale valida per ogni T-shirt.
Le stime più citate indicano comunque che per produrre il cotone necessario a una singola maglietta possono essere necessari migliaia di litri d’acqua, soprattutto considerando l’acqua utilizzata durante la coltivazione. A questa si aggiunge quella impiegata nei processi industriali, come tintura e lavorazione.
Il numero va quindi interpretato con cautela: non significa che migliaia di litri d’acqua vengano letteralmente versati per realizzare una singola maglietta. Si tratta dell’acqua complessivamente associata alla produzione della materia prima e alla filiera, con differenze enormi tra una produzione e l’altra.
Il problema non è solo l’acqua
Il settore tessile ha un impatto che va ben oltre il consumo idrico. La coltivazione del cotone può richiedere fertilizzanti e prodotti fitosanitari, mentre la trasformazione delle fibre in tessuto richiede energia e sostanze chimiche.
La tintura rappresenta un’altra fase delicata. Per colorare i tessuti vengono utilizzati acqua, energia e prodotti chimici e le acque reflue devono essere adeguatamente trattate. Quando la gestione degli scarichi è insufficiente, il rischio è quello di contaminare gli ecosistemi acquatici.
Il prezzo basso può nascondere un costo ambientale alto
Negli ultimi decenni la moda è diventata sempre più veloce. Collezioni continue, prezzi bassi e acquisti frequenti hanno favorito un modello nel quale i vestiti vengono prodotti e sostituiti rapidamente.
Il problema è che la durata effettiva di un capo può essere molto più breve rispetto alle risorse necessarie per produrlo. Se una T-shirt viene indossata poche volte e poi abbandonata, l’acqua, l’energia e le materie prime utilizzate per realizzarla sono state impiegate per un periodo estremamente limitato.
La scelta più sostenibile è spesso quella che abbiamo già nell’armadio
Quando si parla di moda sostenibile, l’attenzione si concentra spesso sui materiali alternativi, sulle certificazioni o sui nuovi tessuti. Tutti elementi importanti, ma c’è una regola ancora più semplice: utilizzare più a lungo ciò che già possediamo.
Una T-shirt indossata decine di volte distribuisce il proprio impatto ambientale su un numero molto maggiore di utilizzi rispetto a un capo comprato, indossato poche volte e rapidamente sostituito.
Lavare i vestiti solo quando necessario, utilizzare programmi a basse temperature, evitare asciugature inutilmente energivore e riparare i capi quando possibile sono altre piccole azioni che possono allungarne la vita.
