Il Ministro dovrebbe riflettere sui risultati delle prove Invalsi per migliorare l’istruzione.

Il Ministro dovrebbe riflettere sui risultati delle prove Invalsi per migliorare l’istruzione.

Ma c’è una formula nella scuola che non figura nei libri: se ogni anno si chiedono agli insegnanti più adempimenti, più riunioni e più piattaforme, il tempo a disposizione non aumenta affatto. Il risultato non sarà mai una scuola migliore, ma solo un insegnante più stanco.

Un’altra preoccupazione riguarda la percezione attuale del valore scolastico, che pare concentrarsi esclusivamente sulla matematica. È evidente che si tratta di una disciplina fondamentale e io stesso la insegno con passione da più di vent’anni. Ma può davvero il futuro del Paese dipendere esclusivamente dalle capacità matematiche dei bambini delle scuole primarie? È un pensiero confortante sapere che figure come Dante e Michelangelo abbiano vissuto prima della nascita delle prove INVALSI.

Fortunatamente, la scuola ha una funzione ben più complessa: aiutare ogni bambino a scoprire e sviluppare le proprie potenzialità. Ci sono bambini che brilleranno con i numeri, altri con le parole, così come alcuni lo faranno con la musica o l’arte. Questa diversità è una risorsa preziosa. In natura, la biodiversità è un segno di ricchezza e vorrei che questo continuasse ad essere il caso anche in ambito scolastico.


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