L’AI al posto dei lavoratori: davvero è sempre più conveniente? I nuovi dubbi tra costi, errori e limiti
Per anni l’idea è stata semplice: sostituire il lavoro umano con l’Intelligenza Artificiale avrebbe ridotto i costi, aumentato la produttività e reso le aziende più efficienti. Un sistema digitale non si ammala, non va in ferie e può lavorare 24 ore su 24.
Ma questa narrazione sta iniziando a cambiare. Sempre più analisi mostrano che l’uso dell’AI, soprattutto nei sistemi più avanzati basati su agenti autonomi, non è sempre più economico rispetto al lavoro umano, e in molti casi può rivelarsi sorprendentemente costoso.
Il problema dei costi invisibili
Uno dei punti critici riguarda il consumo di “token”, cioè l’unità con cui vengono calcolati input e output dei modelli linguistici. Ogni richiesta, ogni risposta e ogni passaggio intermedio hanno un costo.
Quando l’AI non svolge un compito semplice ma deve:
leggere documenti,
fare ragionamenti multipli,
correggersi da sola,
interagire con strumenti esterni,
il consumo cresce rapidamente.
Il risultato è che il costo non è più fisso e prevedibile come uno stipendio, ma variabile e difficile da stimare. In alcuni casi, una singola attività può richiedere molte più risorse del previsto, soprattutto se il sistema commette errori o deve riprovare più volte.
