Mira Murati ritorna protagonista, con un nuovo focus sulle sue innovazioni nel settore tech.
Murati ha anche affrontato le domande riguardanti i suoi trascorsi più pubblici, in particolare la settimana turbolenta di novembre 2023, quando il consiglio di OpenAI ha licenziato Sam Altman e lei è divenuta CEO ad interim. Quello è passato alla storia come “il blip”. Murati ha affermato di aver avuto una chiara percezione delle sue decisioni in ogni momento, il che ha reso le scelte ovvie, nonostante il caos esterno. Ha sottolineato che l’azienda avrebbe “imploso” se non fosse stata per il suo intervento durante quei giorni critici. Pur confermando questa chiarezza, ha riconosciuto che la certezza delle intenzioni non sempre si traduce in una chiara visione delle conseguenze future. In retrospettiva, ammette che avrebbe dovuto insistere per avere più informazioni e una transizione migliore e più trasparente.
Quando le è stato chiesto se si fida ancora del suo ex capo, Murati ha evitato di rispondere direttamente, spostando la conversazione su una preoccupazione più ampia: la concentrazione di decisioni importanti in poche mani, non solo in OpenAI ma nell’intero settore. Il suo timore, ha spiegato, non riguarda tanto il carattere di un singolo leader, ma l’assenza di controlli strutturali. Le persone ben intenzionate possono prendere decisioni sbagliate; le organizzazioni ben intenzionate possono deviare. Ha sottolineato che si è prestata troppa attenzione alla virtù e poca alla governance.
Murati ha anche risposto a domande sui recenti abbandoni di ricercatori di alto profilo da Thinking Machines, un argomento che ha generalmente evitato in pubblico. Ha sottolineato che costruire un laboratorio di fronte all’IA da zero comprime anni di volatilità organizzativa in pochi mesi. Ha anche riconosciuto che le retribuzioni, le pacchetti a nove cifre divenute standard nella guerra per il talento nell’IA, catturano l’immaginazione, ma ha fatto notare che di solito non raccontano l’intera storia. Affermando con ironia che il suo obiettivo competitivo non è mai quello di “uccidere il concorrente”.
