Perché essere sempre impegnate non significa necessariamente essere più felici

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna

Perché essere sempre impegnate non significa necessariamente essere più felici

Essere sempre di corsa, avere l’agenda piena e trovare continuamente qualcosa da fare può dare la sensazione di essere produttive, indispensabili e persino soddisfatte. Ma essere impegnate non significa automaticamente essere felici. In una società che spesso premia la velocità e la capacità di fare più cose contemporaneamente, fermarsi può sembrare quasi una perdita di tempo.

Per molte donne, soprattutto, la sensazione di dover essere sempre presenti e disponibili può diventare una vera e propria abitudine. Lavoro, famiglia, relazioni, casa, impegni personali e responsabilità si accumulano fino a lasciare poco spazio per sé. Il risultato è che una giornata pienissima può essere percepita come una giornata “riuscita”, anche quando alla fine ci si sente stanche e insoddisfatte.

La felicità, però, non si misura dal numero di attività completate. A volte è proprio lo spazio vuoto quello che permette di recuperare energie, ascoltare le proprie esigenze e capire che cosa ci fa davvero stare bene.

Quando avere sempre qualcosa da fare diventa una trappola

Essere attive e avere molti interessi non è naturalmente qualcosa di negativo. Il problema nasce quando il fare diventa un modo per evitare di fermarsi, ascoltarsi o affrontare emozioni che richiederebbero attenzione.

Riempire ogni momento libero con lavoro, commissioni, appuntamenti e attività può creare una sensazione di controllo. Finché c’è qualcosa da fare, infatti, non bisogna necessariamente confrontarsi con la stanchezza, con una preoccupazione o semplicemente con il bisogno di riposare.

Anche il telefono contribuisce a questa dinamica. Tra messaggi, notifiche, social network e comunicazioni di lavoro, il confine tra tempo personale e tempo dedicato agli altri può diventare sempre più sottile. Persino quando non abbiamo impegni concreti, possiamo continuare a sentirci “occupate”.

Imparare a riconoscere la differenza tra una vita ricca di interessi e una vita sovraccarica è quindi importante. Nel primo caso le attività danno energia e soddisfazione; nel secondo, invece, possono diventare una fonte continua di pressione.

Fermarsi non è perdere tempo: significa recuperare spazio per sé

Rallentare non significa necessariamente rinunciare ai propri obiettivi. Significa concedersi il diritto di non essere produttive in ogni momento. Una passeggiata senza una meta precisa, qualche pagina di un libro, una telefonata con un’amica o anche semplicemente mezz’ora trascorsa senza fare nulla possono avere un valore enorme.

Il riposo non dovrebbe essere considerato un premio da concedersi soltanto dopo aver completato tutti gli impegni. Il riposo è un bisogno, esattamente come dormire, mangiare o prendersi cura del proprio corpo.

Un buon punto di partenza può essere quello di chiedersi, alla fine della giornata: “Ho fatto tante cose o ho fatto anche qualcosa che mi ha fatto stare bene?”. La differenza può sembrare piccola, ma cambia completamente il modo di guardare al proprio tempo.

Essere felici non significa avere una vita vuota di impegni, ma riuscire a trovare un equilibrio tra ciò che dobbiamo fare e ciò che scegliamo di fare. Significa anche imparare a dire qualche “no” senza sentirsi in colpa, delegare quando possibile e accettare che non tutto debba essere perfetto.

A volte la vera conquista non è riuscire a incastrare un altro appuntamento nell’agenda, ma avere finalmente il tempo di respirare. Perché una vita piena non è necessariamente una vita piena di cose da fare: può essere una vita piena di significato, relazioni, emozioni e momenti scelti davvero per noi.

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