Siracusa, recuperata una “rete fantasma” dai fondali del Plemmirio: nuova operazione per la tutela del mare
La rete è stata individuata durante un’immersione tecnica e successivamente rimossa grazie all’intervento di subacquei specializzati di Marevivo e del Centro Diving Capo Murro.
L’attrezzatura si trovava a una profondità compresa tra i 30 e i 40 metri, su un fondale ricco di coralligeno e praterie di Posidonia. Per l’operazione sono stati utilizzati sistemi di immersione avanzati, come i “rebreather”, che consentono lunghe permanenze in profondità in condizioni di sicurezza.
Il recupero ha permesso di liberare l’area marina protetta da un grave elemento di rischio ambientale, contribuendo alla salvaguardia della biodiversità locale.
Una collaborazione per la tutela del mare
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra enti privati e istituzioni con l’obiettivo di rafforzare la protezione delle acque italiane. Marevivo e Arca Fondi SGR hanno sottolineato come questi interventi rappresentino non solo un’azione concreta di bonifica, ma anche un modello di sostenibilità replicabile.
Secondo i promotori, la rimozione delle reti abbandonate è fondamentale per prevenire danni irreversibili agli ecosistemi marini e promuovere una maggiore consapevolezza sull’impatto dell’inquinamento.
Un modello di intervento tra ambiente e sensibilizzazione
Oltre all’azione subacquea, il progetto punta anche alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Le attività si inseriscono in un percorso più ampio che unisce operatività sul campo, comunicazione e educazione ambientale.
Il Mediterraneo, ricordano gli organizzatori, è uno dei mari più colpiti dall’inquinamento da plastica e attrezzi da pesca dispersi. Interventi come quello del Plemmirio rappresentano quindi un passo concreto verso la tutela di un patrimonio naturale unico e fragile.
Un segnale che conferma come la protezione del mare passi anche da azioni mirate e dalla collaborazione tra istituzioni, imprese e realtà ambientaliste.
