Widow’s Bay: un capolavoro unico nel panorama dell’horror dell’anno.

Widow’s Bay: un capolavoro unico nel panorama dell’horror dell’anno.

Ciò che rende la serie efficace è che, in fondo, è una storia veramente inquietante e tesa. Fin dal primo episodio, quando Tom è in preda all’ansia per un critico gastronomico del The New York Times, cresce un senso di angoscia palpabile: un tour attraverso la storia dell’isola, costellato di racconti di morte e, uh, cannibalismo; un calendario di lupi con fotografie di incidenti stradali; un capitano dei traghetti che afferma semplicemente che “cose brutte succedono qui.” Lo show riesce a farti sentire altrettanto a disagio quanto i residenti dell’isola.

Un mix di horror e commedia ben riuscito

Questa sensazione aumenta nel corso della stagione, poiché ogni episodio esplora un differente sottogenere dell’horror, ampliando il folklore maledetto dell’isola. Il secondo episodio è ambientato in un hotel visibilmente infestato, con un killer clown; in seguito, c’è un libro di pianificazione di feste demoniache che porta a un raduno sulla spiaggia terribile e inquietante. L’assistente di Tom, Patricia (Kate O’Flynn), viene perseguitata da un villain alla Jason Voorhees, e c’è persino una sequenza di allucinazioni che gioca con i salti temporali.

È proprio perché è una storia horror così ben costruita che la commedia in Widow’s Bay coglie nel segno. Non è facile mescolare questi due generi, come ha spiegato la creatrice e showrunner Katie Dippold, che conosce bene quanto possa essere divertente l’horror. “Può essere una grande combinazione, ma può anche rivelarsi un flop,” ha chiarito, sottolineando che sono rari i progetti che riescono a fondere i due generi con successo.


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