Il DNA di un leone condanna due bracconieri in Zimbabwe per la prima volta

Il DNA di un leone condanna due bracconieri in Zimbabwe per la prima volta

Il DNA di un leone condanna due bracconieri in Zimbabwe per la prima volta

L’identificazione genetica di un leone abbattuto illegalmente ha portato alla condanna di due bracconieri a due anni di reclusione, segnando una svolta significativa nella repressione dei reati contro la fauna selvatica.

Il DNA incastra i bracconieri: una svolta storica

Per la prima volta, l’analisi forense del DNA di un leone maschio ucciso nel 2024 nei pressi delle Cascate Vittoria, in Zimbabwe, è stata determinante per ottenere una condanna per traffico illecito di parti animali. Un precedente giudiziario che potrebbe cambiare il contrasto al bracconaggio nel continente africano.

In un primo momento il caso sembrava destinato a rimanere senza colpevoli. Gli specialisti di Traffic, organizzazione internazionale con sede in Svizzera impegnata nella tutela della fauna, sono riusciti a collegare i resti trovati nell’abitazione di un sospettato all’animale ucciso. Tra i materiali sequestrati figuravano tre sacchi di carne, 16 artigli e quattro denti. Grazie ai dati del radiocollare e al confronto con il database nazionale dei leoni — che includeva un campione di sangue precedentemente raccolto — è stato possibile ricostruire l’identità dell’esemplare e l’ultima posizione registrata. Le indagini hanno portato anche al ritrovamento di una trappola con residui di pelliccia compatibili con il leone.


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