Ricordi nostalgici degli esami scolastici: erano segno di serietà o solo tradizione?
Nel contesto educativo odierno, gli alunni del nuovo millennio si confrontano con un modello scolastico drasticamente diverso rispetto al passato. Attualmente, devono superare un massimo di due esami significativi: il primo al termine della terza classe della scuola secondaria di primo grado e il secondo, più noto come “Maturità”, alla conclusione del percorso scolastico. Il generale Vannacci, insieme ad altre figure, ha espresso il desiderio di tornare a un sistema con un numero maggiore di esami, simile a quello in vigore fino a qualche decennio fa.
Il sistema degli esami nel passato
Fino all’anno scolastico 1956/57, gli studenti sostenevano un esame al termine della terza elementare, ossia il primo ciclo della scuola primaria. Lo stesso anno segnò una svolta fondamentale: grazie all’entrata in vigore dei “Nuovi programmi” firmati dal ministro Giuseppe Ermini, venne approvata una legge che ristrutturò il ciclo elementare in due fasi. Il primo ciclo si concludeva con un esame alla fine della seconda classe, eliminando lo scrutinio di terza. Era rimasto, però, l’esame di fine quinto anno, cruciale per chi aspirava a entrare nella scuola media, che all’epoca includeva anche il latino. Nel 1961, anche il contrappeso dell’esame di ammissione alla scuola media fu abolito, semplificando l’accesso all’istruzione per molti studenti.
L’introduzione della scuola media unica nel 1963 portò con sé ulteriori cambiamenti. Anche se l’esame di quinta elementare venne mantenuto, gli studenti offrirono sempre meno ostacoli all’accesso all’istruzione superiore. La situazione cambiò nuovamente per coloro che si iscrivevano ai licei, dove venne mantenuto l’esame al termine della quinta ginnasiale, fino all’anno scolastico 1967/1968.
