Eosinofilia nell’esofago: sintomi, cause e trattamenti efficaci
La diagnosi di esofagite eosinofila viene sospettata quando si verifica disfagia per i cibi solidi, anche se non è la causa più comune. La valutazione della disfagia di solito avviene tramite endoscopia (EGD – esofagogastroduodenoscopia) per identificare le possibili cause.
Durante la procedura, viene inserito un tubo flessibile attraverso la bocca per visualizzare l’esofago. I medici possono notare anomalie indicative di esofagite eosinofila, come un restringimento dell’esofago o una serie di anelli lungo la sua lunghezza. La diagnosi definitiva avviene tramite una biopsia dell’epitelio esofageo, esaminata al microscopio per la presenza di eosinofili.
È importante sottolineare che in molti casi l’esofago può apparire normale; pertanto, è fondamentale eseguire biopsie anche quando non si osservano anomalie evidenti.
Trattamento dell’esofagite eosinofila
Il trattamento per l’esofagite eosinofila prevede dilatazione esofagea e farmaci, con l’obiettivo di alleviare i sintomi della disfagia. Tradizionalmente, i gastroenterologi trattano questa condizione similmente alle stenosi esofagee.
La dilatazione esofagea comporta l’allargamento fisico delle stenosi, consentendo il passaggio di cibi solidi. Questo può avvenire tramite endoscopia, utilizzando dilatatori flessibili o palloni. Anche se generalmente efficace, ci possono essere rischi, come la perforazione dell’esofago, che possono portare a complicazioni gravi.
Tra i farmaci usati figurano corticosteroidi come il fluticasone propionato e inibitori della pompa protonica (PPI), che riducono la produzione di acido gastrico. Sebbene le PPI aiutino a gestire i sintomi, la terapia con fluticasone è spesso necessaria per ridurre il numero di eosinofili.
