Il manifesto di Mark Zuckerberg spiega perché le persone diffidano dell’IA.
Zuckerberg, ad esempio, offre una definizione nebulosa dell’intelligenza, simile alle generalizzazioni che lui e il suo omologo di Twitter, Jack Dorsey, usavano riguardo alla libertà di espressione. “Con strumenti sempre più potenti, ogni persona diventa più capace di plasmare il futuro,” afferma. Il concetto è intrigante, ma ci sono molteplici esempi in cui interessi confliggenti hanno portato a risultati negativi.
La parte più allarmante è presentata come se fosse una conclusione filosofica profonda, invece di un prodotto specifico chiamato “intelligenza personale” che Meta sta portando sul mercato. Chi già diffida di queste affermazioni potrebbe pensare che siano un modo per giustificarsi e convincere se stesso che nulla di male possa accadere.
La situazione si complica ulteriormente quando Zuckerberg fornisce esempi concreti sull’uso dell’IA. Per la formazione, sostiene che “ogni studente avrà un tutor personalizzato con un dottorato in qualsiasi materia, in grado di aiutarti a imparare tutto.” Sebbene ci siano strumenti simili, il loro utilizzo negli ambienti educativi è spesso finalizzato a evitare il vero apprendimento piuttosto che a facilitarlo.
