Insegnare nella classe del figlio? Per un disabile, il tribunale non lo considera incompatibile.
Può un insegnante trovarsi a insegnare in una classe in cui è presente suo figlio? Non esistono normative specifiche che impediscano questa situazione, a meno che le regole interne della scuola non stabiliscano esplicitamente l’incompatibilità. Tuttavia, è fondamentale considerare il contesto: la tutela del minore, l’opportunità e l’imparzialità, specialmente durante le valutazioni, suggeriscono che sia meglio evitare tale circostanza. Ci sono però delle eccezioni, ad esempio quando l’insegnante è l’unico a insegnare una materia specifica o nel caso di studenti con disabilità gravi. In quest’ultimo caso, la presenza del genitore potrebbe apportare benefici significativi in termini educativi e relazionali. Questa situazione è stata affrontata in un istituto scolastico di Collegno, in provincia di Torino.
Il caso della madre-insegnante e della sua figlia disabile
Stando al racconto della docente, la madre di una studentessa con gravi disabilità, è stata trasferita da una classe a un’altra all’interno della stessa scuola per prevenire possibili “conflitti di interesse” derivanti dalla presenza della figlia nel gruppo classe. Questo provvedimento solleva interrogativi sulla gestione delle dinamiche scolastiche e sull’interpretazione delle norme.
Nella conferenza stampa tenutasi il 15 aprile dal Cub, la situazione è stata presentata come un caso di ingiustizia. La magistratura ha emesso due sentenze in favore della docenti. Il giudice del lavoro ha dichiarato illegittimo il trasferimento, etichettandolo come “discriminatorio” nei confronti della bambina. In aggiunta, la sentenza del tribunale civile ha rigettato la decisione della scuola di limitare le ore di istruzione domiciliare, ordinando di ripristinare il progetto di 11 ore con insegnante di sostegno.
