Insegnare nella classe del figlio? Per un disabile, il tribunale non lo considera incompatibile.
“Mia figlia – ha dichiarato la docente – vive con una disabilità complessa. L’unica forma di comunicazione che ha è il tatto, e le sue crisi sono gestibili solo tramite una preparazione specifica. All’inizio della scuola primaria, la mia presenza come insegnante di sostegno è stata vista come la soluzione ideale per garantirle la partecipazione. Tuttavia, con l’arrivo di un nuovo dirigente scolastico, mi è stata proposta una scuola parentale. Ho rifiutato, sottolineando che non avrei adottato mia figlia per farla finire in una struttura. Da quel momento sono state adottate decisioni che hanno portato al mio trasferimento.”
La reazione dell’amministrazione scolastica
Il legale della docente, avvocato Simone Bissacca, ha espresso stupore per l’atteggiamento dell’amministrazione, che non ha riconosciuto gli errori delle proprie decisioni. Invece di andare incontro a una risoluzione, la scuola ha continuato a resistere in sede giudiziale, alla ricerca di giustificazioni per il presunto “conflitto di interessi” che giustificava il trasferimento.
Secondo il legale, “questa non è una storia di giudici che si lasciano influenzare dalle emozioni, ma semplicemente l’applicazione della legislazione vigente. È cruciale adottare un approccio che metta al centro il minore, per garantire la migliore istruzione possibile, che in questa situazione comprendeva la vicinanza della madre.” I giudici hanno dato ragione a questa posizione, sottolineando l’importanza dell’inclusione nella scuola.
