La psicologia dello skeuomorfismo nelle piattaforme digitali di oggi
Il design minimalista, pulito ed elegante è quello che negli ultimi anni ha trovato maggiore spazio nella resa estetica delle piattaforme digitali. Eppure, a guardare più da vicino, possiamo constatare di non aver mai perso l’attitudine a mantenere nel digitale un legame profondo con la dimensione fisica. Lo conferma l’accentuata presenza nella progettazione di un sito dello skeuomorfismo.
Il termine deriva dalle parole greche “skeuos” e “morphe” che indicano rispettivamente il contenuto e la forma. Fa riferimento alla capacità di richiamare attraverso la scelta di icone, suoni o animazioni la materia così come la conosciamo nella realtà. Ed è così che il click di un pulsante viene reso sonoramente come quello di un interruttore fisico, allo stesso modo il suono delle pagine che si sfogliano in digitale ricorda quello reale.
La spazzatura in rete viene mostrata con l’icona del cestino che usiamo ogni giorno per gettare i rifiuti. Dunque, si ricorre a texture, rilievi e colori per restituire tridimensionalità agli elementi sullo schermo ed evocare ancora una volta la consistenza del mondo reale.
In questo modo, il soggetto affronta l’esperienza virtuale senza lasciare la sua comfort zone. Si tratta di una scelta che segue, dunque, una logica anche commerciale ben precisa e che non a caso ritroviamo oggi in molteplici contesti. E-commerce e siti vetrina presentano prodotti cercando di simulare nel modo più concreto possibile la controparte fisica: vediamo design che imitano le venature del legno, la lucentezza dei metalli o i tessuti di un capo. Sulle piattaforme di mobile-banking, invece, non mancano le icone del salvadanaio per i risparmi o quelle delle carte di credito.
È soprattutto, però, nel mondo dell’intrattenimento che lo skeuomorfismo risulta funzionale al desiderio di rendere l’esperienza di gioco più realistica. Un esempio è rappresentato dalla scala 40 in versione digitale, dove alcuni elementi dell’interfaccia possono riprodurre aspetti tipici della partita tradizionale, come il movimento delle carte, i suoni associati alle azioni e il ritmo della loro distribuzione.
Tovaglie a quadretti invece possono fare da sfondo a siti o app dedicati al mondo culinario, riprendendo visivamente le trame che siamo abituati a vedere quotidianamente nelle nostre cucine. Insomma, oggi l’illusione della materia ci aiuta a vivere il digitale in modo meno asettico, concependolo sempre di più come un’estensione della nostra vita nella dimensione fisica.
