Le profondità marine sono vitali, più del profitto del mining sottomarino.
La vita attorno agli idrotermali: un ecosistema fragile
Quando nel 2008 mi imbarcai sulla MV NorSky per indagare il bacino di Manus, credevo nelle possibilità dell’estrazione dei minerali sottomarini. Come ecologo marino all’inizio della carriera, fui influenzato dalle argomentazioni a favore di questo settore, ritenuto meno dannoso per i diritti umani e per l’ambiente rispetto all’estrazione su terra. La mia convinzione si basava su un progetto di Nautilus Minerals, che mirava a sfruttare un campo di bocche idrotermali attivo noto come Solwara I.
Le bocche idrotermali sono formazioni geologiche straordinarie, dove l’acqua di mare viene risucchiata e riscaldata a enormi pressioni, per poi eruttare in colonne di minerali ricchi di metalli. Solwara I è considerata una delle miniere sottomarine più preziose mai scoperte, ricca non solo di metalli, ma anche di una biodiversità sorprendente.
Le comunità che prosperano attorno a queste bocche dipendono dall’energia chimica emessa. Le formazioni geologiche che creano i metalli sono anche la base per ecosistemi unici, considerati tra i più rari della Terra. Nonostante la loro importanza ecologica, questi luoghi sono vulnerabili: la superficie totale di tutti i campi idrotermali conosciuti è inferiore a quella dell’isola di Manhattan.
Durante la mia spedizione, la presenza di gamberetti ciechi e granchi vicino a queste bocche dimostrava la vita che prospera in condizioni apparentemente inospitali. Vicinanze di una bocca idrotermale offrono habitat per una varietà di organismi, da molluschi a pesci. Il mio osservatorio ha rivelato una biodiversità ricca, ma anche profondamente interconnessa e fragile. Le conseguenze dell’estrazione mineraria potrebbero devastare queste comunità, influenzando negativamente ecosistemi circostanti.
