Perché ci sentiamo in colpa quando pensiamo prima a noi? Il difficile allenamento all’egoismo sano

Perché ci sentiamo in colpa quando pensiamo prima a noi? Il difficile allenamento all’egoismo sano

Il senso di colpa nasce spesso dall’idea di essere indispensabili. Se non faccio io quella telefonata, quella commissione, quella faccenda domestica, se non rispondo subito a quel messaggio, qualcuno resterà deluso. E quando questa convinzione diventa un’abitudine, fermarsi può sembrare quasi una trasgressione.

C’è poi una componente culturale. Alle donne è stato tradizionalmente assegnato un ruolo di cura molto forte: occuparsi degli altri, anticiparne i bisogni, mantenere gli equilibri familiari, ricordare appuntamenti e scadenze, essere disponibili.

Il risultato è che molte imparano a considerare normale la propria stanchezza e quasi sospetto il proprio bisogno di riposo.

Ma avere bisogno di tempo, attenzioni e spazio personale non significa amare meno le persone che ci circondano. Significa riconoscere che anche le proprie necessità hanno un valore.

Imparare a dire “oggi non posso” senza aggiungere dieci spiegazioni può essere un piccolo esercizio di libertà. Così come smettere di sentirsi obbligate a rispondere immediatamente a ogni richiesta o accettare che qualcun altro possa occuparsi di qualcosa anche se non lo farà esattamente come lo avremmo fatto noi.

Il cosiddetto “egoismo sano” parte proprio da qui: non mettere sempre gli altri al primo posto e smettere di considerare automaticamente i propri bisogni come secondari.

Prendersi cura di sé non significa diventare egoiste


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *