Percorsi abilitanti 60 CFU: il paradosso di rinunciare allo stipendio per abilitarsi
Per portare a termine il tirocinio obbligatorio, ho dovuto contattare personalmente decine di scuole della Lombardia. Molti istituti hanno rifiutato la mia richiesta, altri non sapevano come procedere, altri ancora non avevano convenzioni attive. Solo dopo una lunga e logorante ricerca, ho trovato una scuola disposta ad accogliermi.
Nel mese di novembre 2024 ho svolto 113 ore di tirocinio diretto, где ho insegnato, preparato lezioni e partecipato attivamente alla vita scolastica. Ho lavorato intensamente, ma senza una retribuzione. Nel frattempo, la scuola di titolarità ha dovuto rimpiazzare la mia assenza con un supplente, comportando un costo aggiuntivo per lo Stato, che ha sostenuto lo stipendio di due docenti per lo stesso posto.
Solo in un secondo momento, ho appreso che la stessa scuola che aveva negato la possibilità di svolgere il tirocinio con continuità ha iniziato a autorizzare percorsi simili per altri colleghi, chiedendo però ai docenti tutor di rinunciare al compenso. Questo rappresenta un ulteriore segnale di una gestione disomogenea e discrezionale, che evidenzia l’assenza di linee guida nazionali realmente efficaci.
La situazione in cui ci troviamo contrasta con i principi fondamentali della Costituzione, che tutela il diritto all’uguaglianza e alla ragionevolezza (art. 3), la protezione del lavoro e della giusta retribuzione (art. 4, 35 e 36) e il principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione (art. 97). È inaccettabile che un docente debba subire una perdita economica per adempiere a un obbligo imposto dallo Stato.
