Pesca al tonno drift: studio rivela che attrezzatura invade aree marine protette.
La ricerca ha anche esaminato se le flotte di tonno stessero concentrando i loro sforzi di pesca vicino alle MPA per sfruttare i pesci che attraversano i confini. Juan Carlos Villaseñor-Derbez, co-autore dello studio, ha dichiarato che i dati pubblici indicano un aumento della pesca con dFAD vicino alle MPA, ma a un ritmo simile a quello della pesca più distante. “Questo suggerisce che non c’è una pesca strategica vicino ai confini delle MPA, almeno su scale spaziali ampie”, ha affermato.
La mancanza di dati pubblici sulla tracciabilità dei dFAD rappresenta un ostacolo significativo per analisi più dettagliate. “Le aziende e i regolatori potrebbero rilasciare registri storici una volta superata la loro sensibilità commerciale”, ha suggerito Villaseñor-Derbez, sottolineando l’importanza di comprendere le dinamiche spaziali e temporali della pesca con dFAD in relazione ai confini delle MPA.
Raccomandazioni per Migliorare la Gestione dei dFAD
I ricercatori hanno chiesto limiti più severi sulle distribuzioni di dFAD e una maggiore responsabilità per le aziende nel recupero dei dispositivi abbandonati. Glen Holmes, esperto di ecologia marina, ha affermato che la ricerca fornisce una visione globale degli impatti dei dFAD, evidenziando potenziali danni agli habitat protetti. Dettagli specifici sull’attuazione di soluzioni e norme di costruzione per ridurre i materiali intrappolatori sono essenziali per proteggere squali, tartarughe e altre specie minacciate.
Il team di ricercatori ha anche chiesto un limite annuale sulle distribuzioni di dFAD e restrizioni sulle acque a monte delle MPA, dove le correnti possono trasportare i dispositivi all’interno delle aree protette. È importante evitare che i dFAD vengano abbandonati o persi durante la pesca. In genere, i dFAD vengono “persi” accidentalmente o intenzionalmente, quindi è fondamentale implementare regolamenti per minimizzare questa “perdita”.
