Il suono delle foreste svela segnali di recupero oltre la semplice copertura arborea.
Sebbene i dati satellitari abbiano mostrato un aumento della copertura forestale, è più difficile determinare se la vita in queste foreste stia prosperando. Spesso, il ripristino della copertura forestale è considerato il principale indicatore di successo nei programmi PES, mentre le valutazioni della biodiversità risultano più complesse e costose da implementare su larga scala. Villalobos ha sottolineato che “il ripristino della biodiversità viene ancora misurato prevalentemente attraverso cambiamenti nella copertura forestale, utilizzata spesso come sostituto dei risultati in termini di biodiversità”, senza catturare la qualità della biodiversità, la diversità delle specie e il funzionamento degli ecosistemi.
In questo contesto entra in gioco la bioacustica. Gli scienziati da anni utilizzano questa tecnologia non invasiva — posizionando microfoni nel bosco per registrare i suoni degli animali — per condurre valutazioni della biodiversità su vaste aree forestali. Inoltre, è utile per comprendere i comportamenti e i modelli comunicativi degli animali.
Per determinare se le foreste rigenerate funzionano come habitat vitali, Delgado ha posto diverse domande. Quando avvengono i picchi sonori? Quali specie producono questi cori sonori e in quali momenti? Esiste una grande diversità di suoni e una varietà di tonalità distribuita in tutto il paesaggio sonoro?
Delgado e il suo team hanno registrato dati audio in 119 siti nella penisola di Nicoya, in Costa Rica, piazzando i registratori in aree protette, foreste in recupero nel programma PES, piantagioni monoculturali e pascoli, per poi ritirarli dopo una settimana. Tra i luoghi campionati vi erano 50 foreste che si erano rigenerate autonomamente senza interventi umani, recuperando dopo essere state abbandonate per l’allevamento bovino e l’agricoltura per un periodo che va dai 25 ai 42 anni.
