Inquinamento invisibile: microplastiche e qualità dell’acqua (pagina 2)

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

Inquinamento invisibile: microplastiche e qualità dell’acqua (pagina 2)

Le microplastiche si dividono principalmente in due categorie: primarie e secondarie. Le prime sono prodotte direttamente in dimensioni microscopiche, come nel caso di alcuni cosmetici o detergenti. Le seconde, invece, derivano dalla frammentazione di oggetti più grandi, come bottiglie, sacchetti o reti da pesca, che nel tempo si degradano a causa di sole, vento e acqua.

Una delle caratteristiche più preoccupanti di queste particelle è la loro persistenza. La plastica non si biodegrada facilmente e può rimanere nell’ambiente per centinaia di anni. Durante questo processo, si frammenta progressivamente diventando sempre più difficile da intercettare e rimuovere.

Le microplastiche sono ormai presenti in quasi tutti gli ecosistemi terrestri e marini. Sono state rilevate nelle profondità degli oceani, nei ghiacciai e persino nell’aria. Questo dimostra quanto il problema sia diffuso e globale, non limitato a specifiche aree geografiche.

Un altro aspetto critico riguarda gli effetti sulla salute. Anche se la ricerca è ancora in corso, si sospetta che l’ingestione e l’inalazione di microplastiche possano avere conseguenze sul sistema endocrino e infiammatorio, oltre a trasportare sostanze chimiche potenzialmente nocive.

Come ridurre l’esposizione e proteggere acqua e ambiente

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