Scuola senza voti: intervista a Matteo Morandi sull’educazione del futuro.

Scuola senza voti: intervista a Matteo Morandi sull’educazione del futuro.

Il Ruolo del Voto nella Formazione

Può sembrare scontato, ma i voti attirano molto l’attenzione non solo dei docenti, ma anche di genitori e studenti. Cosa li rende così apprezzati? Una significativa lettera di una professoressa bergamasca, riportata nel mio libro, giustifica la sua riluttanza a provare una scuola “senza voto” con il fatto che gli studenti desiderano riconoscimenti tangibili, come una “palma della vittoria” per i loro sforzi. Senza questo tipo di gratificazione, si sentono demotivati.

Questa situazione solleva interrogativi fondamentali: il voto ha la funzione di premiare l’impegno o, invece, di incoraggiare la mancanza di motivazione? Un’analisi del pedagogista Thomas Gordon nei suoi scritti del 1974 mette in evidenza quanto sia deleteria la pratica della valutazione, mettendo in luce che giudicare, premiare o punire crea dinamiche di superiorità e conformismo.

Nel libro, parlo dell’ingresso “silenzioso” del voto numerico nelle scuole. Questo cambiamento non è avvenuto in un singolo momento storico, ma piuttosto in un processo evolutivo. Per molto tempo, negli antichi collegi gesuitici si utilizzavano giudizi come “ottimo” e “buono”, con un accenno ai punti. Solo nei secoli successivi, con l’emergere di un sistema più strutturato di valutazione numerica, i voti hanno assunto un ruolo predominante.


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