Scuola senza voti: intervista a Matteo Morandi sull’educazione del futuro.
Ho notato come il ’68 abbia influenzato questo dibattito sulla valutazione. Durante quel periodo, si gridava per l’abolizione del voto, considerato simbolo della scuola autoritaria. Le voci di pedagogisti eminenti si mescolavano a quelle di movimenti più radicali, portando a una messa in discussione di un sistema considerato incrollabile.
In molte scuole primarie, il voto in itinere è già in disuso. Questa tendenza sembra diffondersi anche nelle scuole secondarie. Ma quando si adotta una modalità di valutazione alternativa, quali sono le conseguenze? Genitori e studenti spesso lamentano una mancanza di controllo e di responsabilità da parte della scuola.
Documenti di ricerca, come il volume “L’erba voglio”, evidenziano il dibattito sull’abolizione dei voti. Alcune madri hanno addirittura deciso di ritirare i propri figli da scuole che non utilizzavano più pratiche tradizionali. La resistenza a cambiare metodi di valutazione è palpabile, e il voto è diventato una vera e propria categoria mentale nella formazione degli studenti.
