Don Milani: 103 anni dopo, il suo messaggio educativa è più attuale che mai.

Don Milani: 103 anni dopo, il suo messaggio educativa è più attuale che mai.

Don Milani: 103 anni dopo, il suo messaggio educativa è più attuale che mai.

Don Milani: L’Amore per i Ragazzi Come Missione

Il ventisette maggio è una data significativa per chi considera la scuola più di un semplice lavoro; è un momento di riflessione sulle radici della pedagogia. Oggi, celebriamo i centotré anni dalla nascita di Don Lorenzo Milani, un educatore che ha rivoluzionato il sistema scolastico tradizionale, sfidando le ingiustizie di un approccio classista e selettivo. Per Milani, “educare” significava emancipare, restituire dignità a chi ne era stato privato. La sua figura non è solo un simbolo commemorativo; è uno scrutatore critico delle pratiche educative contemporanee.

Le immagini in bianco e nero che ritraggono Don Milani nell’aula di Barbiana sono emblematiche. Quella scuola, situata in un contesto geografico e sociale dimenticato, ha trovato un modo innovativo di fare pedagogia. Nonostante non fosse emersa da dibattiti accademici, la sua metodologia ha mantenuto una freschezza e una rilevanza sorprendenti. La fusion tra il messaggio evangelico e i principi della Costituzione italiana hanno guidato la sua urgenza di dare voce ai più svantaggiati: figli di contadini e respinti dal sistema.


Il motto “I care” – “mi importa” – della scuola di Barbiana rappresenta una resistenza contro il formalismo educativo del tempo. Milani paragonava la scuola tradizionale a un ospedale che cura solo i sani, escludendo i malati. In un’epoca che anela a prestazioni e risultati, il richiamo della scuola di Barbiana è un appello accorato alla responsabilità educativa. Ha senso una scuola che certifica solo le competenze di chi già è avvantaggiato? Il pensiero milaniano è chiaro: l’uguaglianza non vuol dire trattare tutti allo stesso modo, ma dare di più a chi ha avuto meno.

Milani sosteneva che ogni bocciatura rappresenta un fallimento, un travolgente affronto alla democrazia. La sua bellissima affermazione, “Ho voluto più bene a voi che a Dio”, ci fa guardare all’educazione come un adempimento di amore. Non è un’espressione di debolezza, ma il compimento della missione educativa e sociale.


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