Addio a Mike Salisbury, il filmmaker che ha animato le piante nei suoi film.
Dal punto di vista umano, Mike Salisbury non era considerato una persona particolarmente egocentrica. I suoi colleghi si ricordano piuttosto del suo calore, del suo umorismo e della sua generosità. Ha guidato e formato giovani cineasti nella comunità naturalistica di Bristol, molti dei quali hanno poi influenzato notevolmente il settore. Un episodio emblematico è avvenuto nel 2006, quando Attenborough stava descrivendo il vincitore del premio Outstanding Achievement e Salisbury ascoltava, ignaro che si parlava di lui.
Questa modestia andava di pari passo con un evidente talento per le performance; amava recitare, cantare e praticare sport come il rugby. Anche in pensione, il suo spirito avventuroso non è mai diminuito: continuava a collaborare a film di natura e, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, era ancora in grado di affrontare piste di sci difficili.
La televisione naturalistica è spesso associata alla voce che appare davanti alla telecamera; Salisbury apparteneva invece all’arte che sta dietro le quinte: quella fase di pianificazione, attesa e sperimentazione tecnica che ha reso l’ammirazione degli spettatori apparentemente senza sforzo. Grazie al suo contributo, gli spettatori hanno imparato a guardare con maggiore attenzione il mondo vivente, un’eredità preziosa per qualsiasi cineasta.
