Come la plastica minaccia la fauna selvatica dell’Amazzonia: tapiri, pipistrelli e nidi

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Come la plastica minaccia la fauna selvatica dell’Amazzonia: tapiri, pipistrelli e nidi

Microplastiche nell’Amazzonia: Un Problema Ambientale Allarmante

Studi recenti hanno rivelato la presenza di microplastiche in diverse specie della fauna selvatica amazzonica, tra cui pesci, tapiro, granchi e pipistrelli, anche in aree protette lontano dai centri urbani. La contaminazione si estende attraverso diverse vie, viaggiando dai piccoli corsi d’acqua, chiamati igarapés, fino alla foce del fiume Amazzoni, dove gli uccelli costruiscono “nidi blu” utilizzando detriti di plastica. Anche se gli effetti tossici su animali non sono ancora ben compresi, i dati dimostrano che le microplastiche attraversano ecosistemi acquatici e terrestri, potenzialmente impattando l’intera catena alimentare.

Ciò è particolarmente preoccupante considerando che la dinamica di connettività tra gli ambienti acquatici dell’Amazzonia consente che la plastica sia rintracciabile anche nei luoghi più remoti, come dichiarato dal co-autore dello studio Adalberto Val, biologo dell’Istituto Nazionale di Ricerca Amazzonica (INPA).

Situazione nelle Aree Protette: Igarapés e Ecosistemi

Viaggiando in barca lungo il fiume Negro dalla capitale dello stato di Amazonas, Manaus, ci vogliono otto-nove ore per coprire i 100 chilometri che portano al Parco Nazionale di Anavilhanas. Questa area protetta ospita uno dei più grandi arcipelaghi d’acqua dolce al mondo, con oltre 400 isole e 60 laghi, come il Lago Prato. Nonostante la sua protezione, le microplastiche sono state trovate negli apparati digerenti dei pesci, con una concentrazione media di 0.25 particelle per litro nei campioni prelevati.

Circa otto pesci su dieci contenevano microplastiche, nonostante vivessero in una zona distante dalle pressioni urbane. Queste piccole particelle sono per lo più filamenti di poliammide e frammenti di materiali come il PET, provenienti da abbigliamento sintetico, reti da pesca abbandonate e packaging.

Il viaggio della plastica inizia molto prima di raggiungere il lago. Durante le inondazioni stagionali, le acque in aumento collegano sponde fluviali, foreste e laghi. Anche durante i periodi di bassa acqua, parte della plastica può rimanere intrappolata nel suolo o nelle vegetazioni. Come evidenziato da un altro studio condotto dallo spagnolo Andreu Rico, le microplastiche sono state riscontrate ad alte concentrazioni anche negli igarapés, piccole sorgenti che ricevono acque reflue non trattate, portando a livelli di contaminazione centinaia di volte superiori rispetto al canale principale del fiume Amazzoni.

In questi ecosistemi, le microplastiche rappresentano gravissimi stress per gli organismi fondamentali. Un esperimento ha mostrato che, dopo 15 giorni di esposizione, il 96% delle larve di insetti acquatici era morto a livelli di contaminazione superiori a quelli attualmente considerati comuni nell’ambiente.

L’impatto su Mammiferi Terrestri: Pipistrelli e Tapiro

Oltre a viaggiare attraverso l’acqua, le microplastiche possono entrare nel suolo e negli organismi terrestri. Recenti ricerche hanno evidenziato contaminazioni in pipistrelli amazzonici, dove è stato trovato microplastico nel 95% dei campioni analizzati. Soprattutto in specie ematofaghe, il tasso di contaminazione raggiunge il 100%. La plastica si infiltra nel loro pelo, e durante l’alimentazione, gli animali ingoiano piccole particelle.

Allo stesso modo, un’altra mammifera, il tapiro di bassa pianura, ha mostrato segni di contaminazione. In un’analisi condotta su feci di tapiro, è stata riscontrata una contaminazione del 77%, con il livello più elevato nell’Amazzonia. Questo solleva preoccupazioni significative poiché il tapiro è un grande erbivoro che consuma grandi quantità di vegetazione, aumentando la probabilità di ingestione di microplastiche presenti sulle foglie.

Come affermato dalla zoologa Ana Cristina Mendes de Oliveira dell’Università Federale di Pará (UFPA), il tapiro è un indicatore eccellente della contaminazione di un territorio, suggerendo che anche altri animali che condividono lo stesso habitat possano essere contaminati.

La Via delle Microplastiche: Da Acqua a Terra

La contaminazione da microplastiche non si ferma alla terraferma. Le particelle invisibili viaggiano anche nell’aria, aderendo a foglie e frutti, creando così ulteriori vie di contaminazione per gli animali. Nicole Aleixo, con un master in oceanografia, ha scoperto la presenza di microplastiche nei granchi chitati, indicando un percorso di contaminazione che continua a spostarsi lungo la rete ecologica dell’Amazzonia, dalla foresta alle acque e poi agli animali, inclusi uccelli e predatori marini.

In quest’ottica, il problema delle microplastiche diventa una questione cruciale per l’intero ecosistema amazzonico, dove la contaminazione potrebbe avere effetti a lungo termine sulla biodiversità e sulla salute degli animali. Le ricerche in corso, inclusi studi sulla tossicità delle sostanze chimiche mescolate alle microplastiche, sono fondamentali per comprendere appieno l’impatto ambientale di questa crisi crescente.

Questa storia è stata riportata da Mongabay Brasil e pubblicata per la prima volta il 11 agosto 2026 sul nostro sito in portoghese. Le fonti includono studi scientifici e rapporti ufficiali, sottolineando l’urgenza di azioni mirate per affrontare la contaminazione da microplastiche nell’Amazzonia e proteggere quest’ecosistema fragile.

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