Curricolo verticale: una soluzione trascurata per combattere l’abbandono scolastico secondo il CIDI.
L’importanza della Prospettiva Curricolare
Fiorentini sottolinea l’importanza storica del tema: “Recentemente, ho riletto un testo di Clotilde Pontecorvo e Luisa Fusé, pubblicato nel 1981, dove si discuteva l’interazione fra la prospettiva curricolare e il dibattito sui nuovi programmi scolastici. Con l’introduzione delle norme sull’autonomia scolastica, la terminologia è cambiata; ora parliamo di ‘Indicazioni’, che esortano docenti e scuole a costruire un curricolo che rispetti le esigenze degli studenti e del territorio.”
È cruciale, a questo punto, differenziare tra “scuola del programma” e “scuola del curricolo”. Le parola assumono significati molteplici e per il CIDI, come per tutte le forze educative democratiche, la nuova concezione si basa sull’idea di mettere al centro gli studenti anziché le discipline impartite. Le discipline diventano strumenti fondamentali per la formazione personale e professionale degli studenti.
Ambel, con una lunga carriera nel settore dell’educazione linguistica, ha contribuito a sviluppare l’idea del curricolo verticale all’interno del CIDI. “Le nuove Indicazioni, sia per il primo ciclo sia per i licei, dovrebbero facilitare la costruzione di un curricolo verticale,” afferma. Tuttavia, Ambel mette in guardia: “Oggi, nel CIDI e in altre associazioni, ci si interroga su come pianificare un curricolo nel contesto delle Indicazioni. Esploriamo quali siano i margini di libertà effettiva nei nostri interventi didattici.”
