Fallimenti nella biosicurezza hanno aggravato l’epidemia di influenza allo zoo del Nepal.

Fallimenti nella biosicurezza hanno aggravato l’epidemia di influenza allo zoo del Nepal.

Fallimenti nella biosicurezza hanno aggravato l’epidemia di influenza allo zoo del Nepal.

L’epidemia di influenza aviaria al Central Zoo del Nepal

Un’indagine ha rivelato che l’epidemia di influenza aviaria al Central Zoo di Kathmandu ha causato la morte o l’abbattimento di almeno 63 animali, tra cui uccelli, felini selvatici, due leopardi, un jackal e un orso. Questo rapporto emerge da un’inchiesta condotta dalla National Trust for Nature Conservation (NTNC), ente autonomo che gestisce lo zoo.

Fattori di diffusione dell’epidemia

L’inchiesta ha evidenziato che mangimi e acqua contaminati, insieme alla cattiva gestione nell’e manejo degli alimenti, hanno probabilmente contribuito alla diffusione del virus. Lo zoo è rimasto aperto per cinque giorni dopo che un test rapido aveva indicato la presenza del virus, nonostante fosse già stata inviata un’allerta riguardo alle infezioni tra i corvi a Kathmandu. Dopo meno di due settimane dalle riaperture, lo zoo ha registrato un altro focolaio di malattia, portando alla morte di tre cinghiali a causa della peste suina africana.


Il rapporto dell’inchiesta ha sottolineato come l’assenza di comunicazione e la trascuratezza nella sicurezza biologica abbiano permesso al virus di diffondersi attraverso il Central Zoo tra giugno e luglio. L’analisi ha messo in luce una serie di errori da parte dei funzionari, i quali non hanno agito adeguatamente di fronte ai segnali di allerta.

Serietà del problema riscontrato

Durante l’inchiesta, condotta da Rachana Shah, portavoce della NTNC, è emerso che le misure di bio-sicurezza erano pressoché inesistenti. Nonostante la segnalazione di casi di influenza aviaria tra i corvi, non sono state adottate precauzioni specifiche. In particolare, i recinti per gli uccelli erano situati sotto alberi alti, dove i corvi potevano contaminare l’alimentazione degli animali con le loro feci.

L’analisi dei campioni ambientali ha rivelato la presenza di materiale virale in aree dedicate alla preparazione degli alimenti, suggerendo che le attrezzature utilizzate per la manipolazione del cibo fossero una via di trasmissione del virus.


L’epidemia ha causato la morte di 27 uccelli e 14 mammiferi tra il 12 giugno e il 2 luglio 2026. Le autorità hanno abbattuto 21 uccelli per contenere la diffusione. Il numero totale degli animali deceduti è stato riportato a 65, compresi cinghiali, gufi e un orso nero asiatico.

Necessità di riforme e miglioramenti

La relazione ha messo in evidenza anche mancanze più ampie a livello istituzionale. La mancanza di linee guida di bio-sicurezza approvate, di un sistema di reporting delle emergenze e di un piano d’emergenza hanno contribuito a aggravare la crisi. È emersa l’insufficienza di competenze tecniche tra i dirigenti responsabili della salute animale e della gestione delle emergenze.

In assenza di adeguati metodi e strumenti di controllo, molti dipendenti non avevano ricevuto la formazione necessaria per affrontare malattie infettive. Questa situazione ha sollevato interrogativi sui requisiti di qualificazione del personale dirigenziale, in particolare del direttore dello zoo.


Il rapporto sottolinea l’urgenza di adottare un sistema di reporting obbligatorio per malattie o morti animali inspiegabili entro 24 ore e di attuare immediatamente misure precauzionali dopo un test rapido positivo. È fondamentale stabilire linee guida formali sulla bio-sicurezza e migliorare le infrastrutture per la raccolta e la preparazione degli alimenti.

In conclusione, è imprescindibile avviare con urgenza un piano di riforma per garantire la sicurezza degli animali e prevenire futuri focolai di malattie presso il Central Zoo del Nepal.

Fonti:

  • Mongabay (2026). “Delays, biosecurity failures worsened flu outbreak at Nepal zoo, probe finds.”
  • National Trust for Nature Conservation (NTNC).

Durante questa inchiesta è stata confermata la presenza di diverse sottotipologie di influenza aviaria tra gli animali, evidenziando la complessità della situazione gestionale e la necessità di una risposta coordinata e tempestiva.

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