Aree marine protette non riescono a tutelare squali e razze, secondo uno studio.

Aree marine protette non riescono a tutelare squali e razze, secondo uno studio.

Ampie lacune nel sistema di protezione

Per valutare quanto gli squali e le razze siano protetti dalle attuali AMP, i ricercatori hanno sovrapposto i dati spaziali della World Database of Protected Areas e le informazioni geografiche della IUCN Red List of Threatened Species per quasi 1.200 specie di squali e razze. L’analisi ha messo l’accento sulle “aree di non prelievo”, che offrono il più alto livello di protezione, vietando attività come la pesca, l’estrazione mineraria e il trivellamento.

I risultati hanno rivelato che tra gli squali e le razze minacciate, il 79% ha meno dell’1% del proprio habitat all’interno di aree di non prelievo nelle acque nazionali. Per quanto riguarda le specie in pericolo critico, questa percentuale sale a circa il 90%. Mike Heithaus, ecologo marino presso la Florida International University, sottolinea che, sebbene si stiano facendo progressi, c’è ancora molta strada da percorrere.

L’implementazione di accordi internazionali come il 30×30 potrebbe portare alla creazione di AMP in aree che sono più convenienti dal punto di vista politico o economico, piuttosto che in luoghi realmente significativi per la biodiversità. Amanda Arnold avverte che alcune AMP sono progettate attorno a specie specifiche piuttosto che abbracciare l’intera biodiversità dell’area.


Raccomandazioni per il futuro

Per supportare i responsabili politici e i ricercatori nell’analisi della copertura delle AMP specifiche per i loro Paesi o specie, Arnold e i suoi coautori hanno sviluppato uno strumento che stratifica i risultati per regione e categoria. Il loro obiettivo è fornire una panoramica utile e porre le basi per ulteriori lavori significativi in futuro.

Nonostante il quadro attuale, solo un terzo delle nazioni con riserve marine nelle proprie acque riporta dati sul “take-status”, il che rende complesso valutare l’efficacia reale di queste AMP. Squali e razze, per la loro biologia, crescono lentamente e hanno tassi di riproduzione ridotti, diventando così estremamente vulnerabili alla pesca e alla cattura accidentale.

Le raccomandazioni degli autori dello studio includono l’adozione di obiettivi di biodiversità nel quadro 30×30, allineando le AMP con aree chiave per squali e razze, e rendendo obbligatoria la reportistica delle informazioni sul take-status.

Strumenti di Conservazione

Alcuni ricercatori contestano l’idea che le AMP generiche possano avere un impatto significativo sulla conservazione. Gavin Naylor, direttore del Florida Program for Shark Research, afferma che mentre esistono prove a sostegno dell’utilità delle AMP per specie stanziali, gli effetti su specie mobili come squali e razze non sono altrettanto chiari.

L’adozione di strategie di protezione efficaci richiederebbe quindi anche una gestione ambientale e della pesca, inclusi regolamenti sullo sfruttamento degli squali. Le nuove tecnologie mirate a ridurre la cattura accidentale di squali e razze, insieme a dati migliori sulle loro aree abitative, potrebbero concorrere a rafforzare le loro popolazioni.

L’obiettivo finale è proteggere il 30% del pianeta entro il 2030, ma rimangono ancora ampie aree dell’oceano suscettibili alla pesca. “Non possiamo semplicemente applicare un’AMP su un’area e considerare il lavoro fatto,” evidenzia Arnold, lasciando intendere che il percorso verso una reale conservazione di squali e razze è ancora lungo e complesso.

Fonti:

  • Arnold, A. E., Matsushiba, J. H., & Dulvy, N. K. (2026). Sharks, Rays, and MPAs: A Global Assessment of Marine Protected Area Coverage in National Waters Across Species Ranges. Conservation Letters.
  • Dulvy, N. K., et al. (2021). Overfishing drives over one-third of all sharks and rays toward a global extinction crisis. Current Biology.
  • Klein, C. J., et al. (2015). Shortfalls in the global protected area network at representing marine biodiversity. Scientific Reports.

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