Autonomia differenziata: i giovani del Sud partono svantaggiati, serve investire nella scuola.
Modelli educativi: responsabilità condivise
La questione educativa è centrale nel pensiero di Gratteri, che ha richiamato anche i genitori e gli insegnanti a fare la loro parte. “Noi adulti abbiamo il dovere di ascoltare e capire i bisogni dei ragazzi”, ha affermato. Una comunicazione aperta è essenziale per raddrizzare i modelli educativi che stanno venendo meno. Inoltre, il procuratore ha messo in guardia contro l’interferenza eccessiva dei genitori nelle decisioni scolastiche, sottolineando come ciò possa minare l’autorità e l’operato degli insegnanti.
Gratteri ha affermato: “Se i ragazzi mostrano una crisi di valori e apprendimenti, le responsabilità ricadono su tutti noi, in particolare sui genitori.” Ha poi ribadito un concetto che gli sta particolarmente a cuore: i genitori non dovrebbero assumere un atteggiamento “sindacalista” nei confronti dei figli, ma dovrebbero dare spazio a educatori preparati. “Dobbiamo chiederci chi educherà i genitori”, ha detto, citando le difficoltà del nostro tempo.
La situazione educativa è percepita dal procuratore come una vera e propria emergenza. In un recente incontro con gli studenti dell’Università di Teramo, Gratteri ha dichiarato che oggi i giovani “escono di casa con il telefonino in una tasca e il coltello nell’altra”. Questo richiede un’analisi profonda di ciò che non ha funzionato nei modelli educativi tradizionali.
