La conservazione può trasformare la percezione globale dello Stretto di Hormuz?
Rischi per la Biodiversità e l’Economia della Regione
La recente attenzione mediatica su questo stretto non si limita a un mero ripasso di statistiche sull’energia. Infatti, nuovi rapporti sull’impatto delle attività legate al petrolio hanno messo in luce zone vulnerabili e vitali per la biodiversità, come l’isola di Shidvar, dove gli attacchi alle infrastrutture petrolifere possono compromettere la nidificazione di oltre 80.000 sterne ogni anno. Anche le foreste di mangrovie di Qeshm e Hara, il più grande sistema di mangrovie del Golfo Persico, sono state sottolineate come ecosistemi estremamente sensibili.
Le conseguenze delle attività umane non rimangono invisibili: l’inquinamento da petrolio non si dissolve in un nulla di fatto, ma si insedia in un ambiente già fragile. Le maree e i flussi di acqua possono risultare talmente lenti nelle acque poco profonde del Golfo Persico, che il ripristino dei danni causati potrebbe richiedere anni. Durante la Guerra del Golfo del 1991, ad esempio, circa 7 milioni di barili di petrolio furono rilasciati intenzionalmente, contaminando 700 chilometri di costa e lasciando segni duraturi sull’ecosistema.
