Orca Basin del Golfo del Messico: no a trasformarlo in una discarica di carbonio
Nel profondo del Golfo del Messico esiste un ecosistema in cui l’acqua è così salata e priva di ossigeno che la vita marina è unica e praticamente inesplorata. Chiamato Orca Basin, è ora al centro di un’operazione aziendale volta a trarre profitto dalla lotta ai cambiamenti climatici mediante lo smaltimento di tonnellate di rifiuti organici nelle sue profondità, come spiega un biologo marino in un nuovo editoriale. “L’Orca Basin non è un deposito di rifiuti in attesa di essere utilizzato. È un sistema vivente che si è sviluppato per migliaia di anni, ospitando organismi che abbiamo appena iniziato a caratterizzare, preservando un record chimico e biologico che abbiamo appena iniziato a leggere”, sostiene l’autore. Questo articolo è un commento. Le opinioni espresse sono quelle dell’autore, non necessariamente di Mongabay.
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È ora di notte e sto in piedi sul ponte di una nave da ricerca, osservando un’acqua così scura che sembra solida. Sento quello che ho provato stando sul ciglio del Grand Canyon, guardando il tramonto: ci sono luoghi in questo mondo che meritano la nostra riverenza, la nostra protezione e la nostra umiltà.
L’Orca Basin è uno di quei luoghi.
Ho trascorso anni a lavorare nel profondo del Golfo del Messico, abbassando strumenti nell’oscurità, tirando su carote di sedimenti che odono di zolfo, guardando le riprese di veicoli a controllo remoto (ROV) di un fondale che la maggior parte delle persone non vedrà mai, e pochi sanno nemmeno che esista.
Malgrado questa prima impressione cupa, l’Orca Basin è tutt’altro che morto. È pieno di organismi microbici che hanno evoluto per millenni per prosperare dove nessun altro può farlo. I suoi sedimenti sono un archivio biologico, che conserva materiale organico in condizioni quasi perfette proprio perché gli elementi che normalmente lo distruggerebbero – ossigeno, sciacalli e decompositori – sono assenti.
Gli scienziati lo hanno utilizzato per guardare indietro nel tempo, per capire come la materia organica è sepolta e conservata, per studiare i limiti esterni in cui la vita può sopravvivere. Gli astrobiologi lo usano come analogia di cosa potrebbe esistere negli oceani sotterranei di Europa o Encelado, le lune ghiacciate di Giove e Saturno, che potrebbero ospitare vita. È, in ogni senso significativo, un laboratorio naturale di valore scientifico insostituibile. È come un “Yellowstone” del profondo, senza i sentieri e il centro visitatori.
