Sicilia, costa vulnerabile: il 70% della popolazione vive sul mare e cresce il rischio climatico
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
La Sicilia si conferma una delle regioni europee con il più forte legame tra popolazione e mare: circa il 70% dei cittadini vive lungo la fascia costiera, un’area sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico.
Il tema è stato al centro di un confronto scientifico e istituzionale a Ortigia, promosso dall’Area Marina Protetta del Plemmirio insieme al Centro Nazionale di Studi Urbanistici e agli Ordini degli Ingegneri di Catania e Siracusa, con l’obiettivo di delineare nuove strategie di gestione integrata del litorale.
Un equilibrio sempre più fragile tra terra e mare
Secondo la comunità scientifica, nei prossimi 70-80 anni una parte significativa delle aree costiere potrebbe essere soggetta a fenomeni di sommersione o forte erosione, rendendo necessario un ripensamento complessivo della pianificazione territoriale.
Il Mediterraneo, un tempo considerato un sistema relativamente stabile, è oggi descritto dagli esperti come un mare sempre più complesso e instabile, influenzato da eventi climatici estremi e innalzamento del livello del mare.
Pianificazione e prevenzione al centro delle strategie
Durante il confronto è emersa con forza la necessità di passare da una gestione emergenziale a una pianificazione preventiva.
Secondo gli esperti, la pianificazione urbana e territoriale deve diventare uno strumento centrale per affrontare il rischio climatico, integrando non solo le aree costiere ma anche i territori dell’entroterra in una visione unitaria.
Il dibattito si inserisce nel quadro del recente aggiornamento delle politiche italiane sulla gestione del mare e delle coste, tra cui il cosiddetto Piano del Mare 2023-2025 e il rafforzamento degli strumenti di governance internazionale.
Il nodo della governance costiera
Uno dei temi principali riguarda la necessità di una regia unica per coordinare interventi e politiche sul territorio.
Secondo i dati Eurostat, in Europa circa la metà della popolazione vive entro 50 km dalla costa, mentre in Italia i comuni litoranei ospitano oltre un quarto della popolazione nazionale. In Sicilia, questa concentrazione è ancora più marcata.
L’obiettivo è quindi quello di armonizzare sviluppo economico, tutela ambientale e sicurezza territoriale attraverso strumenti condivisi tra istituzioni, enti locali e comunità scientifica.
Musumeci: “Serve un cambio culturale”
Nel corso del confronto è intervenuto anche il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, che ha sottolineato come il problema principale non sia solo tecnico o infrastrutturale, ma anche culturale.
“Il principale ostacolo è la diffidenza delle comunità”, ha evidenziato, richiamando la necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni e territori per rendere efficaci le politiche di adattamento climatico.
Tra le priorità indicate figurano:
monitoraggio continuo delle coste;
rafforzamento delle banche dati ambientali;
tutela delle aree marine;
politiche di adattamento delle infrastrutture.
La sfida della partecipazione dei territori
Un punto centrale emerso dal confronto riguarda il coinvolgimento delle comunità locali. Senza una partecipazione consapevole dei cittadini e degli attori economici, anche le migliori strategie rischiano di restare inefficaci.
Per questo, gli esperti hanno sottolineato l’importanza di costruire un modello di governance partecipata, in grado di trasformare la pianificazione in azione concreta e condivisa.
Verso una nuova idea di costa
Il dibattito di Ortigia conferma che la gestione delle aree costiere non è più solo una questione ambientale, ma anche sociale, economica e culturale.
La sfida dei prossimi decenni sarà trovare un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità, in un territorio come la Sicilia dove il mare non è solo confine geografico, ma elemento centrale della vita quotidiana e dell’identità collettiva.