Conferenza mondiale sugli squali a Colombo: fermare il declino degli elasmobranchi
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
La conferenza internazionale Sharks International 2026 si svolgerà dal 4 all’8 maggio a Colombo, in Sri Lanka, riunendo ricercatori, politici, esperti di pesca e organizzazioni ambientaliste da tutto il mondo. L’evento, considerato il principale appuntamento globale dedicato a squali e razze, arriva in un momento critico per la biodiversità marina.
Si tratta di una conferenza che si tiene ogni quattro anni e che, per la prima volta, approda in Asia, una regione considerata strategica per la conservazione degli ecosistemi oceanici e allo stesso tempo tra le più esposte alla pressione della pesca intensiva.
Un summit globale su una crisi silenziosa
Gli squali e le razze, noti scientificamente come elasmobranchi, sono oggi tra i gruppi di animali marini più minacciati. Secondo le stime internazionali, circa un terzo delle specie rischia l’estinzione a causa della pesca eccessiva, della distruzione degli habitat e della difficoltà nel far rispettare le normative di tutela.
Durante la conferenza si discuterà di temi centrali come la riduzione delle catture accidentali, il rafforzamento dei controlli sulle attività di pesca e l’espansione delle aree marine protette, considerate fondamentali per la sopravvivenza delle specie migratorie.
L’importanza dell’Oceano Indiano
Lo Sri Lanka è stato scelto come sede dell’evento anche per la sua posizione geografica: l’Oceano Indiano è infatti considerato uno dei principali “hotspot” di biodiversità marina, ma anche una delle aree più sfruttate al mondo per la pesca degli squali.
Le acque del paese ospitano oltre cento specie di squali e razze, incluse specie iconiche come lo squalo balena e le mante. Tuttavia, la pressione della pesca commerciale e la domanda internazionale di prodotti derivati stanno mettendo a rischio molti di questi ecosistemi.
Conservazione e sviluppo: un equilibrio difficile
Uno dei temi centrali del summit sarà il conflitto tra conservazione e attività economiche legate alla pesca. In molte regioni costiere, infatti, gli squali rappresentano una risorsa economica importante, ma il loro sfruttamento eccessivo sta portando a un rapido declino delle popolazioni.
Gli esperti sottolineano come il problema non sia solo scientifico, ma anche politico e sociale: senza una cooperazione internazionale efficace e senza il coinvolgimento delle comunità locali, le misure di protezione rischiano di rimanere insufficienti.
Una partecipazione globale e più inclusiva
La conferenza 2026 punta anche a rendere la ricerca più accessibile ai paesi del Sud globale, spesso sottorappresentati nei grandi eventi scientifici per barriere economiche e burocratiche. Sono previste borse di studio e sostegni ai partecipanti per favorire la presenza di giovani ricercatori e studenti.
L’obiettivo è ampliare la raccolta dati e migliorare la conoscenza delle specie, soprattutto nelle aree dove le informazioni sono ancora incomplete.
Una sfida ancora aperta
Nonostante i progressi della ricerca e l’aumento delle aree marine protette, il quadro globale resta critico. Le popolazioni di squali continuano a diminuire e molte specie mostrano segnali di forte stress ambientale.
Il summit di Colombo rappresenta quindi un momento chiave per cercare soluzioni condivise, ma anche per affrontare una domanda centrale: perché, nonostante le conoscenze scientifiche disponibili, la protezione degli squali fatica ancora a tradursi in azioni efficaci su scala globale.