Squalo spada, delfini e balene: l’UE cerca di limitare le reti a strascico.
Nuove evidenze e misure urgenti
Negli ultimi mesi, diverse organizzazioni hanno presentato nuove evidenze sull’uso illegale delle reti a strascico. A maggio, l’Environmental Justice Foundation (EJF), un’organizzazione no profit con sede nel Regno Unito, ha rilasciato filmati che mostrano l’impatto di queste reti sulla fauna marina nel Mar di Alboran, una zona ecologicamente importante tra Marocco e Spagna. Gli scienziati e le organizzazioni di conservazione hanno avvertito che la cattura accidentale di specie migratorie mette a rischio popoli già vulnerabili a causa della sovrapesca e del degrado degli habitat.
Nel corso di un’inchiesta condotta dall’EJF nel 2024, sono stati documentati ben 843 pescherecci marocchini utilizzanti reti a strascico. Testimonianze dirette di ricercatori evidenziano il grave impatto di queste pratiche sugli ecosistemi marini, sottolineando la necessità di una risposta efficace da parte dei governi.
Il governo marocchino ha affermato di adottare misure per garantire l’attuazione di un programma nazionale per l’eliminazione delle reti a strascico. Tuttavia, esperti e attivisti spingono affinché ciò si traduca in un divieto reale e rigoroso.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalle lacune legislative. Attualmente, le normative ICCAT non vietano completamente l’uso delle reti a strascico nel Mediterraneo, con delle eccezioni che complicano notevolmente l’applicazione delle regole. Le definizioni di “pesca pelagica” e “rete a strascico” non sono chiarite, e questo ostacola le ispezioni e il rispetto delle normative.
Un portavoce dell’UE ha commentato che la mancata definizione delle reti a strascico rende difficile identificare le infrazioni quando queste sono rinvenute a bordo delle navi. Inoltre, sebbene le attuali normative ICCAT vietino l’uso di grandi reti pelagiche, non ne vietano il possesso a bordo, creando un ulteriore ambito di incertezza giuridica.
Prospettive future: dalla teoria alla pratica
Per gruppi ambientalisti come l’EJF, però, trovare una vera soluzione richiede un ulteriore passo avanti rispetto alle sole definizioni legali. È fondamentale che l’Unione Europea collabori con il Marocco e altri paesi per garantire l’effettiva implementazione del divieto. Ogni tonno o pesce spada catturato illegalmente non dovrebbe entrare nel mercato europeo, e per questo sono necessari controlli più severi.
Il rapporto dell’EJF sottolinea che gli Stati membri dell’UE potrebbero imporre normative più rigorose per prevenire l’importazione di pesci catturati illegalmente. La pesca del pesce spada è una fonte di reddito cruciale per molte comunità costiere marocchine, e la transizione verso pratiche di pesca più sostenibili è ritenuta un obiettivo necessario.
Dopo gli incontri tecnici di giugno, i funzionari dell’UE sembrano ottimisti riguardo alla proposta ICCAT, che sarà sottoposta a voto nel prossimo incontro annuale. Con il supporto necessario, si potrebbe avviare un cambiamento significativo per proteggere le specie migratorie rischiate e le preziose risorse marine del Mediterraneo.
Fonti:
– Environmental Justice Foundation (EJF)
– Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonni dell’Atlantico (ICCAT)
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