Doppio aumento dei omicidi per conflitti territoriali in Brasile, soprattutto nell’Amazonia.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Doppio aumento dei omicidi per conflitti territoriali in Brasile, soprattutto nell’Amazonia.

Violenza e uccisioni tra le comunità indigene in Brasile

Il 12 giugno 2025, Everton Lopes Rodrigues, un giovane di 21 anni appartenente al popolo Avá Guarani, è stato trovato decapitato nello stato del Paraná, nel sud del Brasile. Figlio del capo del villaggio indigeno Yvyju Avary, la sua morte ha scosso profondamente la comunità. Accanto al suo corpo, i suoi assassini hanno lasciato una lettera contenente minacce gravi nei confronti delle comunità indigene. Pochi mesi prima, un altro membro della stessa comunità, Marcelo “Ku’i” Ortiz, anche lui Avá Guarani, aveva subito un destino simile, con la sua testa affissa a un palo.

Questi tragici eventi sono solo parte di un quadro più ampio di violenza legata ai conflitti per la terra in Brasile. Secondo un rapporto della Commissione Pastorale della Terra (CPT), un’organizzazione non profit vicina alla Chiesa Cattolica, nel 2025 sono state registrate 26 uccisioni legate a conflitti agrari. Di queste, sette vittime erano indigene e dieci lavoratori rurali senza terra.

I fattori che alimentano la violenza rurale

Claudio Lopes Maia, coautore del rapporto, ha evidenziato che “la violenza estrema nelle zone rurali non avviene casualmente, ma segue modelli ben definiti”. Le uccisioni, secondo Maia, sono diventate uno strumento per la “risoluzione” dei conflitti in determinate aree. Il numero di omicidi registrati nel 2025 è il doppio rispetto ai 13 documentati nel 2024, segnando quello che è stato descritto come “uno degli anni più violenti dell’ultimo decennio”. Dentro questo contesto drammatico, sono state segnalate anche 66 tentativi di omicidio e 105 minacce di morte.

La maggior parte delle uccisioni, circa il 62%, si sono verificate nell’Amazzonia brasiliana. Gli stati di Pará e Rondônia, noti per le alte percentuali di deforestazione, hanno registrato i tassi più elevati di omicidi, con sette casi in ciascuno di essi. Tra questi, sono stati definiti due massacri, ossia episodi in cui sono state uccise tre o più persone lo stesso giorno e nello stesso luogo.

Uno di questi massacri è avvenuto nel comune di Vilhena, nello stato di Rondônia. Nel giugno 2025, una banda di assalitori ha dato fuoco alla casa di Josenir Vieira de Oliveira, presidente di un’associazione di piccoli agricoltori. Oliveira e due suoi familiari, Alex de Oliveira e Luciana Cristiano de Souza, hanno perso la vita nell’incendio. Secondo quanto riportato dalla CPT, qualche mese prima, Oliveira aveva già segnalato a un consigliere locale che un gruppo di invasori aveva occupato parte delle loro terre, minacciando la sua famiglia. Prima di morire, Oliveira aveva comunicato la sua intenzione di dimettersi dalla presidenza dell’associazione a causa delle minacce subite.

In un altro caso, avvenuto a gennaio 2025, un agricoltore ha aperto il fuoco su Francisco “Cafu” do Nascimento de Melo, un occupante senza terra, uccidendolo sul colpo. I residenti della zona hanno riferito a un’emittente locale che l’agricoltore aveva precedentemente minacciato diverse famiglie. “Questo caso ha avuto un’enorme eco locale, poiché la vittima, Cafu, era molto amata dalla sua comunità”, hanno dichiarato le forze dell’ordine. Il contadino è stato arrestato per omicidio.

La CPT ha potuto documentare che il 77% delle uccisioni legate ai conflitti per la terra nel 2025 sono state perpetrate da agricoltori, sia direttamente che attraverso sicari. Questo grave dato mette in luce la crescente tensione tra le comunità indigene e i proprietari terrieri, spingendo a interrogarsi sulle misure necessarie per proteggere i diritti delle popolazioni vulnerabili.

L’immagine di apertura ritrae munizioni sulla terra nel territorio indigeno Guasu Guavira, in Paraná, e richiede attenzione. La terribile realtà delle uccisioni e delle minacce alle comunità indigene è un problema che coinvolge non solo il Brasile, ma l’intera comunità internazionale. Occorre una risposta decisiva per fermare questa spirale di violenza e promuovere il rispetto dei diritti umani e delle terre ancestrali.

Fonti ufficiali: Commissione Pastorale della Terra (CPT), rapporti di notizie locali e organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

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