Cresce il numero di elefanti uccisi: lacune nella conservazione in Bangladesh.
Ad esempio, nel 2018, il Bangladesh ha costruito una ferrovia di 103 chilometri tra i distretti di Chittagong e Cox’s Bazar, di cui 27 km attraversano tre aree protette — il Santuario di Fauna Selvatica di Chunati, il Santuario di Fauna Selvatica di Fasiakhali e il Parco Nazionale di Medhakachhapia — dove vive quasi la metà degli elefanti residenti. Inoltre, la creazione di zone economiche importanti nel distretto di Chattogram ha incrementato i conflitti, poiché queste sono state costruite all’interno dei corridoi degli elefanti. Altri fattori cruciali includono l’aumento degli insediamenti umani lungo i corridoi e gli habitat degli elefanti.
Con una popolazione selvatica di circa 52.000 esemplari, la specie è dichiarata gravemente minacciata dall’IUCN e vive in 13 paesi. Riguardo al numero attuale, Akon riferisce: “A causa del numero crescente di morti e degli elefanti non residenti intrappolati nel nord-est, non conosciamo il numero esatto. Iniziamo un nuovo censimento per avere una situazione attuale.”
Le azioni di conservazione intraprese negli ultimi anni hanno cercato di affrontare questi gravi problemi. Nel 2018, il governo ha elaborato un piano di azione decennale per la conservazione degli elefanti. Inoltre, nell’ambito di un progetto chiamato “Foreste e Mezzi di Sussistenza Sostenibili” (SUFAL), il dipartimento forestale ha collaborato con ONG come l’IUCN Bangladesh per formare “Elephant Response Teams” (ERT), che coinvolgono le comunità locali nelle aree a rischio di conflitto come strumento per ridurre i conflitti tra esseri umani ed elefanti.
